L’opera prima di Stefano Iachetti e Dario Marchetti

L’opera prima di Stefano Iachetti e Dario Marchetti

Un libro che è una ricostruzione storica e anche un tuffo nei ricordi. Il passato di tutti e il passato dei singoli. L’Italia becera e nobile degli anni della seconda guerra mondiale, la Roma convulsa degli anni 70, il microcosmo di Montebuono, piccolo centro della campagna laziale. Nell’opera prima di Stefano Iachetti e Dario Marchetti, c’è un pezzo del nostro Paese che ritorna.

E ritorna con un delitto, nella quiete un po’ pigra ma dolce del borgo.

Nella parte iniziale, c’è la guerra: l’indeterminatezza e l’efferatezza di quegli anni, la tensione, la paura, la vigliaccheria e il coraggio, la delazione e l’abnegazione. E soprattutto e nonostante tutto la voglia di vivere, intessendo rapporti affettivi nonostante la morte incombente.
Poi, con un salto temporale, gli anni di piombo: anche qui sono ben tratteggiati i profili sociali e politici dei ragazzi di quell’epoca, le spaccature tra destra e sinistra, l’angoscia di uscire di casa, le giornate in assemblea o sbragati sul letto ad ascoltare quello che i dettami del proprio credo politico e culturale imponeva. L’atmosfera di piombo che c’era nelle grandi città come Roma e Milano (nel resto d’Italia credo si sia avvertita meno), i trip comportamentali di quella gioventù – c’eravamo anche tu ed io – Il pregio, in questa sezione del romanzo, è quello di avere tenuto un atteggiamento super partes, con il distacco di chi vede quelle vicende filtrate dal tempo. C’è comprensione per tutti, per le altezze e le bassezze, non c’è mai il dito puntato tipico di chi si erge a giudice.
In mezzo a questa caligine pesante, c’è l’oasi del paesello dove, come in Campo dei Fiori di Venditti, Marx e Nietzsche si tendono, magari all’inizio riluttanti, la mano. E c’è la vita del borgo, una sospensione, una bolla spazio tempo, dove è bello essere giovani, spremere le giornate tra giochi, innamoramenti, ozii. Montebuono, con la sua gente, i suoi ritmi bonari e litigiosi, le giocate a tressette, la pizza al mattino, il medico, il prete beone, il maresciallo…
… Già proprio il maresciallo Zanardelli che si trova a dipanare un filo delittuoso che parte proprio dal passato. L’indagine del maresciallo, di cui nulla diciamo, serba un monito: il passato non finisce mai, coacervo di passioni politiche e amorose. Rovistando in un vecchio archivio, Zanardelli scoperchia i fantasmi della storia recente e gli spettri della nostra psiche.
A corollario, i volti di una adolescenza che, giunta alla maturità, si volta indietro, a guardare i migliori anni della nostra vita. Violenti o teneri, se volete.

 

Carlo Lottek Landriscina

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