Sant’Agata La Patrona di Catania

Cittadini W Sant’Ajta
tutti devoti tutti
E cu saccu o senza saccu facemiccillu ‘n applausu a patruna di Catania.

Il distacco dalla Santa è il momento più difficile per i devoti, per questa ragione fanno il possibile per allontanare questo il più possibile… ma inesorabilmente lo si deve fare… e allora il busto, una volta sceso dalla Vara, si fa girare verso il Duomo e nell’attesa di rubare un ultimo sguardo, si saluta Agata con la consapevolezza che la rivedrai il prossimo anno.

 

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Dettagli del Libro

Pages

101

Publisher

Akkuaria

Language

Italiano

ISBN

‎979-8544342311

Released

Luglio 2021

Formato

Cartaceo

Nota sull'autore

Vera Ambra

Vera Ambra

Dopo diverse esperienze sia nel campo editoriale e sia nel campo giornalistico, nel 2000 propone il sito www.akkuaria.com. Dopo otto mesi di presenza in rete si classifica tra i primi 10 nella sezione cultura del Premio WWW indetto da Il Sole 24 ore.
Nel 2001 fonda e presiede l’Associazione Akkuaria.
È curatrice di siti e di collane letteratura contemporanea.
Tra le sue maggiori iniziative ricordiamo la rassegna artistica Viaggio tra le vie dell'Arte e il Premio Letterario Fortunato Pasqualino.

C’è stato un tempo in cui Silvana ed io, prima che gli eventi della vita ci portassero per strade diverse, la domenica, nel tardo pomeriggio avevamo l’abitudine di prendere un gelato nel bar di piazza Duomo, anche se era inverno inoltrato.
Una di quelle sere serene, trascorse a chiacchierare sul gradino più alto della Cattedrale, con le spalle poggiate sull’artistica cancellata di ferro battuto, con in mano un bel cono stracolmo di torrone e panna.
Solitamente parlavamo di pittura e di teatro, e comunque di creatività e “bellezza”. L’arte era sempre il filo conduttore dei nostri discorsi.
Prese nei nostri discorsi, fummo interrotte dalla brusca frenata di una Vespa, che girando a metà su se stessa, ruppe il quieto brusio della piazza lasciandoci non poco stupite.
Il ragazzo che la guidava si alzò in piedi, a cavallo del suo mezzo, e puntò minaccioso il dito nella nostra direzione.
«A tja… ta v’hava ditto…» esordì, e lo ripeté più volte, e aggiunse altre parole che non riuscivamo a capire, tanta era la foga nei suoi toni.
Ci guardammo sconcertate. Perché quel ragazzo ce l’aveva con noi? Che cosa gli avevamo fatto? Non lo conoscevamo neppure.
Continuò ancora a inveire, poi così com’era arrivato, con la stessa furia, ripartì sgommando.
Pensammo che avesse alzato il gomito, ma era troppo giovane…
Perplesse riprendemmo il nostro discorso come se nulla fosse accaduto.
Ci ridemmo su e l’argomento si chiuse lì.
Se invece in quel momento non avessi avuto il cervello in vacanza, mi sarei resa conto che non si era fermato davanti alla chiesa per inveire contro due donne che mangiavano il gelato: non ci aveva nemmeno viste perché davanti ai suoi occhi c’era Lei, Agata.
A “Lei” aveva sfogato tutto il suo disappunto, senza neppure accorgersi di ciò che c’era attorno; e magari, arrabbiato com’era, le aveva detto che non avrebbe più indossato il Sacco né portato il Cero
Oggi, a distanza di un trentennio rivedo quell’episodio con occhi diversi, e una domanda mi viene alla mente: qual è davvero il rapporto che lega la gente a Sant’Agata?