Trent’anni di musica ribelle a Catania

Erano gli anni in cui cominciava a prendere forma quel fermento musicale che ancor oggi ha dell’incredibile, sia per il dato numerico rappresentato dalle band che popolavano la cosiddetta “scena” underground catanese e sia per la qualità dell’offerta musicale, vasta ed eterogenea, che andava dal blues al punk, fino al rock nella sua genericità comprendente una certa peculiarità rappresentata da quel rock’n’roll inteso come forma di ribellione nonché di creazione di spazi di cultura e libertà

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Dettagli del Libro

Pages

202

Publisher

Akkuaria

Language

Italiano

ISBN

‎978-88-6328-392-1

Released

Settembre 2021

Formato

Cartaceo

Nota sull'autore

Davide Spampinato

Davide Spampinato

Nasce a Catania il 22 aprile 1968. Alla fine degli anni Ottanta si diploma all’Istituto d’Arte per poi iscriversi alla Facoltà di Architettura di Palermo. Nel frattempo scrive racconti e poesie rimasti inediti e letti solo da lui e da qualche amico. Quest’attività viene presto sostituita da partecipazioni a seminari e scritti connessi alla sua tesi di laurea sulle vicende storico-urbanistiche della Catania antica. Per tutti gli anni Novanta suona in giro con la sua rock band, gli $nort!, poi si cimenta come speaker radiofonico presso alcune emittenti locali dove s’inventa una prima idea di “Rock-Buzz!”, format con novità discografiche e diffusione di rock d’ogni provenienza. Quindi, molla tutto per dedicarsi definitivamente alla professione di architetto. Dopo tanti anni dedicati alla musica suonata sui palchi e a quella trasmessa in radio, ha pensato di raccontare gli “anni d’oro” del rock catanese a chi non ha avuto modo di conoscerli e a ricordarli a chi ha avuto modo di viverli.

La storia che Davide racconta in queste pagine è la storia di una parte di quella Catania che ha vissuto il proprio presente trasformandolo. Che questa trasformazione non sia sopravvissuta ai tempi che son venuti non ha importanza, anche se non sono proprio sicuro che non abbia posto radici in qualche anfratto. Quello che so è che in quegli anni sono state fatte delle scelte radicali perché quegli anni esigevano scelte radicali, scelte che riguardavano il presente e quel presente interpretavano in maniera istintiva e inevitabile al tempo stesso. Poco importa se in tanti, volenti o nolenti, hanno dovuto o hanno preferito tirare i remi in barca. In quel presente ognuno di noi ha fatto la sua parte mettendola a disposizione di tutti, spesso senza rendersene conto.
Certo le cose da raccontare sono tante e finiscono per confondersi, sovrapporsi, diventare altro, diventare l’altro. I nomi, le date, i fatti, i protagonisti, tutto si mischia senza soluzione di continuità, trasformandosi, sfuggendo alla realtà, a qualsivoglia ipotesi di verità. Non c’è verità in quello che è stato, solo le tante verità che ne hanno reso possibile il presente, e quelle postume volte ad appropriarsi del passato.