Fiamme Gialle di Sicilia fra eroismo e amor patrio

Il personaggio di questa vicenda fu un soldato tutto d’un pezzo: un uomo d’altri tempi che sui campi di battaglia, fra la gente ove visse ed operò durante gli anni della sua peregrinazione, così come nel servizio d’istituto, nelle fila delle sue amatissime Fiamme Gialle, offrì il meglio di sé stesso, pur consapevole che il proprio impegno non gli avrebbe garantito o procurato null’altro, oltre alla sublime soddisfazione interiore di aver semplicemente fatto fino in fondo il proprio dovere.

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Dettagli del Libro

Pages

142

Publisher

Akkuaria

Language

Italiano

ISBN

9788863283020

Released

Maggio 2019

Formato

Cartaceo

Nota sull'autore

Gerardo Severino

Gerardo Severino

Il Maggiore della Guardia di Finanza Gerardo Severino è nato a Castellabate (Salerno) il 26 ottobre del 1961. Arruolato nel Corpo nell’ottobre del 1981, vi ha percorso una brillante carriera operativa che, fra l’altro, lo ha visto impegnato anche presso il Tribunale di Palermo alle dirette dipendenze del compianto Giudice Giovanni Falcone.
Promosso ufficiale per “meriti eccezionali” nel 2003, è stato posto alla direzione del Museo Storico del Corpo, nonché a capo di due Sezioni dell’Ufficio Storico del Comando Generale della Guardia di Finanza, incarico, quest’ultimo, ricoperto sino al luglio del 2014.
Il Maggiore Severino è autore di numerosi libri, saggi ed articoli di storia militare, molti dei quali pubblicati dalle principali riviste italiane ed internazionali.
É destinatario di numerosi riconoscimenti, sia nazionali che internazionali, fra i quali il prestigioso “Premio Joe Petrosino”, edizione 2010, riservato a chi si è particolarmente distinto nella lotta alla criminalità organizzata. Fra le numerose onorificenze che gli sono state concesse, alcune anche da parte di Stati Esteri, si annovera quella di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italia, concessagli dal Capo dello Stato il 27 dicembre 2013.
È anche “Cittadino Onorario” di alcuni Comuni italiani, a lui riconoscenti per le ricerche che ha dedicato ad importanti eroi delle Fiamme Gialle.
Attualmente l’ufficiale ricopre anche l’incarico di Direttore del “Nucleo di Ricerca”, al quale il Comandante Generale della Guardia di Finanza ha affidato il compito di ricostruire le azioni umanitarie delle quali si resero protagonisti i finanzieri in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati dal nazi-fascismo dopo l’8 settembre 1943.
Il “Nucleo di Ricerca” da lui presieduto, oltre ad una Medaglia d’Oro al Merito Civile concessa alla Bandiera di Guerra della Guardia di Finanza, ha ottenuto altre otto Medaglie d’Oro al Merito Civile individuali, nonché cinque Medaglie di “Giusti fra le Nazioni”, concesse tutte alla memoria di militari del Corpo che si sono distinti in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati dal nazifascismo, alcuni dei quali caduti nei campi di sterminio tedeschi, o fucilati.
Da ultimo, nel corso del 2014, è stato nominato Consulente Storico nell’ambito della causa di beatificazione di Don Giuseppe Gabana, già Cappellano Militare della Legione Guardia di Finanza di Trieste.

Soldato di leva in piena “Grande Guerra”, poi Finanziere e Sottufficiale per quasi trent’anni, Filippo Termini fu un vero italiano: un uomo a tutto tondo che servì l’Italia in ogni circostanza: dalla calda sua Sicilia ai confini con la Svizzera; dalle coste eritree attorno a Massaua a quelle del Canale di Sicilia, durante la 2^ guerra mondiale, ma soprattutto, Egli fu un militare che amò fino in fondo il c.d. “mestiere delle armi”, nel quale evidentemente credette senza esitazioni, come cercherò di dimostrare attraverso le pagine di questo libro.

L’essere nato in Sicilia, da sempre “Terra di Eroi”, fu per Filippo Termini un valore aggiunto. La sua fortissima determinazione, tipica dei Siciliani più ostinati, gli consentì i progredire nella carriera militare, ma anche di affrontare, spesso al Comando di importantissime Brigate delle Fiamme Gialle, i tanti sacrifici e, soprattutto, gli elevati rischi che l’essere sino in fondo Finanziere avrebbe comportato, come sarebbe accaduto a Manfredonia, in Puglia, ove si scontrò armi in pugno anche con alcuni delinquenti.