‘U fumu di l’Etna

Sicilia mia
ca ti stinnicchi a mari
dunni Veniri
vergini nascivu
e l’acqua d’iddu
tutta a furriari
ti cingi cu lu ciatu
sempri vivu,
tu mai ti stancasti
di jttari lu fumu
ca ‘nto celu si jsavu
e nesci da Muntagna
pi’ cantari la forza da natura supirchiusa.

12.00

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Dettagli del Libro

Pages

123

Publisher

Akkuaria

Language

Siciliano-Italiano

ISBN

‎9798481381374

Released

Settembre 2021

Formato

Cartaceo

Nota sull'autore

Pippo Nasca

Pippo Nasca

È nato a Catania nel 1937. Ha pubblicato, oltre al presente volume, con Libroitaliano World - Ragusa la raccolta di poesie Quando l’alba del tramonto incombe. Con Akkuaria: la raccolta di racconti autobiografici Tutto passa e cambia; un libro di saggistica relativo alla Sicilia Ju fazzu ‘n-soccu mi piaci fari; la raccolta di racconti fantastici La fede del Gatto e del Topo; il poemetto in siciliano Lu stranu viaggiu; la raccolta di racconti Ilaria e Catania; la traduzione in siciliano di alcune celebri poesie del Leopardi Di Tia leggiu lu chiantu; una raccolta di poesie mitologiche in siciliano C’era na vota nta l’antica Grecia. Con la casa editrice Anninovanta di Antasicilia: una rivisitazione in siciliano del poema virgiliano Sicilianaeneide. Con Lampidistampa: una raccolta di liriche in siciliano I me’ pinseri; una raccolta di poesie satiriche in siciliano I salateddi; una raccolta di poesie in italiano Scarabocchiando briciole di sogni.

Mi sembra più che giusto raccontare com’è venuto in mente il desiderio di tradurre alcune delle mie poesie siciliane in italiano, anche se alla base di ciò sono stato sollecitato da una mia corrispondente americana che porta il mio cognome ed è di origine siciliana. Mi ha confessato che riesce a tradurre in inglese le mie poesie scritte in italiano, ma non riesce a comprendere quelle scritte in siciliano, poiché ne ha dimenticato la parlata, appresa in tenera età dal nonno.

Durante la pandemia in atto, leggendo qua e là, ho riscontrato in Internet il seguente episodio che riguarda un noto cultore del dialetto siciliano.

«Pi’ casu Vossia è chiddu ca scrivi favuli pe’ picciiriddi?» Si sentì dire Giuseppe Pitré dal contadino che lo aveva chiamato per visitare la sua bambina in preda ad una febbre improvvisa manifestatasi durante la notte.

«No! Io sono il medico Giuseppe Pitré. L’altro che avete detto è un’altra persona. Uno che ha il mio stesso nome e cognome.» rispose, mentendo, il solerte dottore, togliendosi dalle orecchie l’auricolare dello stetoscopio con il quale aveva auscultato la bimba.