Sguardi che si soffermano

Dei dettagli che narrano un tutto legato a quella fotografia e che la riflettano, una casa bianca in un paesaggio brumoso, un bidone bianco sulla barca di pescatori, un’icona di Gesù che scruta una sua scultura, le lapidi sul pavimento di una chiesa, una nave da crociera in mezzo alla vegetazione. Poi si scoprono paesaggi urbani noti, allora si comincia a viaggiare, per mare, terra e cieli. Le composizioni sono curate, l’emozione cerca l’elemento dell’acqua, anche nelle nuvole cariche e scure, sino alla presenza di un giovane delfino che nuota con sua madre. Sembra che sorride.
Rossana si racconta attraverso un diario intimista, ove il cielo con le sue nuvole è il suo “fil rouge”, ed i suoi pensieri fanno libere associazioni con disinvoltura ed innocenza. Lei apre la sua stanza segreta per condividerla con noi. Segreti perché? forse per non averli mai raccontati, o ricordi che sgorgano da lontano, lei invero non ha niente da nascondere, è gioia, e come si dice, Rossana è un libro aperto. In questo racconto lei è un ragazzo, un uomo, lei è un lui. Lei vede attraverso gli occhi di un fanciullo la sua vita in famiglia, a scuola, con le compagne. Ma non vi è mai cenno ad una sessualità definita come tale, forse solo per la zia che amava la panna. Rossana ti invita a casa sua e ti porta dal paesino di casa sua a varie città nel mondo, ma le origini rimandano sempre alla Sicilia. Una scrittura che piace e si modula su vari livelli, poi scopri che il diario è un racconto di fantasia, ma Rossana è misteriosa, e penso forse un po’ di verità ci sarà…

18.00

Aggiungi alla lista dei desideri
Aggiungi alla lista dei desideri
SKU: N/A Categories: , , Tag:

Dettagli del Libro

Pages

97

Publisher

Akkuaria

Language

Italiano

ISBN

978-88-6328-430-0

Released

Gennaio 2024

Formato

Cartaceo

Nota sull'autore

Francesco Raffaele Sacco

Francesco Raffaele Sacco

L’avventura fotografica di Francesco Raffaele Sacco, insegnante di tennis federale, nasce negli anni 70, fortemente ispirata dalla vena artistica e culturale di Giuseppina, sua futura moglie. Inizia così un percorso artistico, con mostre, concorsi e pubblicazioni, coronato da numerosi successi e riconoscimenti.
Di recente ha pubblicato:
- Agata e la sua Cattedrale - testi di Rossana Quattrocchi;
- ⁠Il Manto di Cerere - testi di Giuseppina Tuzza;
- ⁠Agata e la Sua Festa - testi di Rossana Quattrocchi;
- ⁠Sguardi che si soffermano - testi di Rossana Quattrocchi.

Rossana Quattrocchi

Rossana Quattrocchi

nasce a Catania nel 1957 e sin dall’età di sedici anni si interessa di teatro cabaret. Fonda due compagnie e cura i testi degli spettacoli proposti in locali e club cittadini.
Autrice teatrale ha rappresentato alcune sue pieces: “Addebiti vari” Teatro del Colosseo Roma con la regia di Federica di Bella e Teatro Del Canovaccio Catania con la regia di Rita Stivale; “Tutto rotto niente da buttare” Teatro Del Colosseo Roma e TAOARTE ’96 con la regia di Federica Di Bella.
Ha scritto e interpretato il monologo de “L’Ermafrodita” Piccolo Teatro di Catania con la regia di Walter Manfrè. Ha scritto monologhi comici per altri interpreti in rassegne su Canale5 e Mediaset.
Ha scritto monologhi per altri interpreti in rassegne cittadine e nazionali.
Ha curato regie teatrali quali “Peter Pan” Teatro Metropolitan di Catania.
Come attrice, si è esibita con compagnie di cabaret e di teatro dialettale e non: “’A quatela” regia di Salvo Giordano, ha collaborato con la Compagnia degli Instabili.
Ha pubblicato “Agata e la sua Cattedrale” e “Agata e la sua Festa” con il fotografo Francesco Raffaele Sacco, di cui ha curato il testo.
“Parole che servono a dire” è la sua prima raccolta di poesie.

“Sguardi che si soffermano”, è un progetto ispirato alla scrittura automatica, ove ognuno conserva la sua identità creativa ma che messe insieme raccontano una storia di due occhi e due mani. La scrittura automatica fu uno dei processi creativi importanti dei surrealisti, anche studio per psicanalisti inizio 900, di queste associazioni spontanee del pensiero ne fecero uso anche ipnotizzatori come Edgard Gayce, ma tornando a memorie più vicine, ricordo i giochi con la carta che si ripiegava ed ogni riga era una frase che poi veniva nascosta ed il foglio girava. Era un gioco e cosi vedo il lavoro di Rossana e Francesco, come un gioco, di colori, emozioni, e tanta libertà, fuori dagli schemi.