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U tempu di farimi a varva

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Figaro qua… figaro là, dalla celebre cavatina Largo al Factotum del barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini ricaviamo l’immagine più autentica e verace della poliedrica figura del barbiere. Come una predestinazione, i barbieri con la musica c’entrano sempre. Artigiano, cerusico, gazzettiere, artista e, appunto, musicista, il barbiere fu tutto questo insieme.

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Dettagli del Libro

Pages

110

Publisher

Akkuaria

Language

Italiano

ISBN

978-88-6328-272-6

Released

Dicembre 2015

Formato

Cartaceo

Nota sull'autore

Torquato Tricomi

Torquato Tricomi

Nasce a Siracusa. Giovanissimo si approccia al mondo della musica e all’età di nove anni già prende lezioni di violino al conser-vatorio Vincenzo Bellini di Catania.
È tredicenne quando intraprende lo studio della chitarra classica.
Negli anni Sessanta è il leader del gruppo I ragazzi dal cuore d’oro e ottiene i primi riconoscimenti di critica e pubblico.
Nel 1970 vince il primo premio “Catania canta” nella categoria cantautori con il brano “Non penso che a te”.
Agli inizi degli anni ’80 si propone come arrangiatore e accompagna diversi cantanti nelle loro esibizioni.
Alla fine degli anni ’90 intraprende un percorso musicale che abbraccia svariati generi (swing, jazz, latino-americano, ecc.).

Figaro qua… figaro là, dalla celebre cavatina Largo al Factotum del barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini ricaviamo l’immagine più autentica e verace della poliedrica figura del barbiere. Come una predestinazione, i barbieri con la musica c’entrano sempre. Artigiano, cerusico, gazzettiere, artista e, appunto, musicista, il barbiere fu tutto questo insieme.
Lo hanno detto e scritto in molti che la “Barberia” o “Sala da barba” che dir si voglia, era il luogo dove non ci si ammalava mai di stress.
Costumi, tradizioni, usanze, tutto confluì in quel microcosmo che fu per secoli la Sala da barba. Un totem a lungo adorato, ammirato, agognato e posseduto, sotto il quale, tra un rasoio ben affilato e un paio di forbici appuntite, tra una pettinata e una insaponatura ben lavorata si sono consumate esistenze blandite dal tempo.

 

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2 reviews for U tempu di farimi a varva

  1. Rated 5 out of 5

    Ho letto il libro, È un viaggio nel mondo delle tradizioni di una Sicilia del tempo andato quando il “salone da barba” era l’unico luogo di svago per gli uomini…

  2. Rated 5 out of 5

    Sarà stato quel nome “Torquato” che mi ha richiamato alla memoria l’illustre letterato Torquato Tasso o il titolo del libro che richiama quella dello Sciascia, ho iniziato a leggere questo libro con la ferma convinzione di trovarmi di fronte ad una immane fatica letteraria sostenuta dallo scrittore per descrivere uno di quei mestieri servili infarcito di retoriche considerazioni letterarie atte a dimostrare la magnificenza operativa storica e normativa di una attività di per se umile anche se necessaria.
    Mi sono sbagliato. Man mano che andavo avanti nella lettura, questa mia convinzione veniva sempre meno per i riferimenti a chitarre, mandolini, serenate estrinsecazioni musicali ed altro, fino a scoprire infine che a scrivere il libro non era un tecnico del mestiere né tanto meno un letterato di professione, ma semplicemente un musico, un melomane convinto ed operativo, il quale aveva scoperto quasi per caso ,una conoscenza con un barbitonsore appassionato come lui di musica, il rapporto esistente tra la sua passione e questo mestiere. Ne scaturisce una visione romantica del modesto mestiere prettamente utilitario, che attraverso la sua evoluzione storica fin dal lontano anno 300 Avanti Cristo ai nostri tempi, si insinua delicatamente e musicalmente tra gli attrezzi e le modalità del mestiere con le note spontanee ed orecchiabili del mandolino e della chitarra.
    Ecco quindi che Torquato Tricomi diventa il cantore romantico di questa attività umana, dettata dalla necessità di acquisire benessere fisico, la quale durante il suo evolversi entra in contatto con attività di supporto medico ed attrezzature tecnologiche vecchie e nuove, non escluse le “sanguisughe”, il finto cavallino a dondolo per i bambini, gli emostatici, i rasoi , le macchinette trancia- peli, le ampie tovaglie in sostituzione dei piatti da supporto e quant’altro occorra al barbitonsore di professione.
    Il tutto viene allietato dalle note sottofondo dei due attrezzi musicali preponderanti nei saloni (chitarra e mandolino) ed i bisbigli o pettegolezzi che emergono dalla frequentazione dei clienti.
    Non manca neppure il riferimento alla cosiddetta promozione dell’attività con l’inserimento pubblicitario della famose donnine dei calendarietti profumati di inizio anno, che oggi fanno sorridere, ma che costituivano allora il massimo della trasgressione.
    Evidente la nostalgia per i tempi passati, nonostante i non lauti guadagni. Assente la preoccupazione che questo mestiere possa scomparire per l’incalzare della tecnologia, come sta avvenendo per altre attività, come ad esempio, quella del ciabattino. Finché esisterà il genere umano i peli … cresceranno sempre sulla testa e sulle guance degli uomini ed i rasoi elettrici ed altre diavolerie nuove non basteranno ad eliminare questa attività che non è soltanto utilitaristica, ma sociale ed anche … musicale, anche se il suono della chitarra e del mandolino in alcuni odierni saloni sono stati sostituiti dalla musica sottofondo della filodiffusione.
    Una lettura veramente piacevole e distensiva, non avvelenata da notizie politiche e catastrofiche.
    Un ottimo lavoro del melomane improvvisatosi scrittore Torquato Tricomi e della coordinatrice Vera Ambra, presidentessa di Akkuaria.
    Pippo Nasca

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