Tangue – la Lìngua del Tango

Sai, cosa risponde il pavimento –
il soffitto capovolto dei nostri disegni d’aria?
Pulviscolo, risponde,
luccicante di incisioni
nel suo corpo, nella sua testa:
esso è per noi disteso come un tappeto;
su questo
volano le fantasie ingenue,
si slacciano le vibrazioni –
calde – non confessate.

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Dettagli del Libro

Pages

100

Publisher

Akkuaria

Language

Italiano

ISBN

978-88-6328-186-6

Released

Marzo 2018

Formato

Cartaceo

Nota sull'autore

Marta Limoli

Marta Limoli

Marta Lìmoli è nata a Catania, dove attualmente vive e opera.
Si diploma presso la Scuola d’Arte Drammatica Umberto Spadaro del Teatro Stabile di Catania, diretta dal regista Dott. Giuseppe Di Martino. Si trasferisce a Roma iniziando la carriera d’attrice di prosa.
Nel 2003, riceve il Premio Salvo Randone come attrice giovane; Teatro Costabianca - Agrigento.
La scrittura è una grande passione. Riceve riconoscimenti letterari e menzioni per scritti, racconti, poesie. Premio Letterario Vergadiadi, diretto da Alessandro Bergonzoni; seconda classificata. Premio Letterario Marina Doria; prima classificata. Premio Letterario Fortunato Pasqualino; seconda classificata. Finalista XI° Festival di Poesia Leoncavallo, Premio Letterario Antonio Corsaro – premio della Giuria. Premio Letterario Donna semplicemente Donna – premio della Giuria. Antologia: Naturalmente.. il respiro della Vita.
Autrice del lungometraggio “TANGUE – la Lìngua del Tango”: reportfilm sul Tango argentino, opera prima indipendente – scritto prodotto e diretto dalla stessa e dal quale nasce il presente volumetto edito dall’Associazione Akkuaria, che raccoglie brani inseriti e recitati nel lungometraggio, più alcuni inediti.

www.tanguelalinguadeltango.it

Qualunque stella del Cielo nel proprio brillio, contiene ed emana Luce visibile agli occhi di chi volgerà sguardo caduco verso un punto dello spazio non penetrabile.
Nel Tango si riproduce la medesima evenienza, è in uno spazio: è nello spazio. L’energia dell’uomo desta la reciprocità in equilibrio fra esistenza e divenire, imperfetto essere e non essere nell’unica caccia alla Vita scagliata dentro un arco che si tende nell’abbraccio; tana fitta del cosmo infinito dei corpi.
Tango, linguaggio dei pesci. Anemone ospitante di sibili sottomarini, pennuti di boscaglia, di felini in fiamme. Virus umano dal quale discendiamo. Sulla terra, camaleontici alternarsi di ‘verdi milonghe’ in piani d’ascolto bui, ad opra di donne strette nelle romantiche vesti accompagnate da maschi travestiti da impuniti, animosità spinate e ritte sui propri piedi che dipanan povertà impudìche. Lustro senza margini di miserie nell’opulenza stratificata in nervi e deliquio.
Il Tango si offre qui, anche qui, in questo raduno di pensieri nel quale come su una tela si punteggiano impressioni pittoriche dirigendo la penna verso la creazione di una regia con le azioni e gli stasimi dei quadri che si rivelano quali progettuali fotogrammi di sentimenti. Il dialogo col Tango, l’attrazione per la rivelazione della vita mediante il tono della sua voce, il nerbo del suo presentarsi.
Lettura visionaria, pretesto per accedere a un’esperienza più ampia e per questo più imprecisa perché l’invito al viaggio individuale non fa mistero dell’obiettivo: immergersi o ‘traslarsi’ completamente nel racconto dedicato al Tango.
Tangue osa per impostazione, per distanza dalle regole; non schematizza nulla.
La semplicità è sia l’occhio sia la mano migliore per cercare la strada, nell’intrico di un mondo che già Borges ha mirabilmente cantato nei Tempi.
Il Tango stringe la mano a chi ne accoglie l’estensione.

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