Ciò che amo è dentro me

Vorrei essere un aquilone
per regalarti le gioie di bambino.
Vorrei essere un’aquila per
portarti lontana, in estremo nord
per farti vedere i luoghi dove sono stato.
Vorrei essere una coperta per ripararti
dai venti freddi, per avvolgerti e
donarti il mio profumo.

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Dettagli del Libro

Publisher

Akkuaria

Language

Italiano

ISBN

ISBN 978-88-6328-010-4

Released

febbraio 2008

Formato

Cartaceo

Nota sull'autore

Sergio De Angelis

Sergio De Angelis

Nasce in un piccolo paesino, Roccantica nella provincia di Rieti il 17 febbraio 1958, attualmente vive a Poggio Mirteto sempre nella provincia di Rieti, dove scrive e trascorre la sua vita.
Nasce scrittore da pochi anni, tra le sue raccolte spiccano storie fantastiche e racconti brevi, approda nei forum più prestigiosi dove pubblica le sue prime timide poesie.
Dapprima sul Forum di Riflessioni, poi mette casa e radici sul Forum di Scritturalia, dove attualmente collabora anche come moderatore su alcune sezioni del Forum.
Nelle sue poesie raccoglie momenti di vita sintetizzando ricordi, emozioni, amori.
Dalle sue scritture si evince forte il senso dell’amicizia e dell’amore espresso in tutte le sue forme, condizionato, assoluto, passionale e fantastico.
La sua ispirazione nasce da fatti che quotidianamente lo coinvolgono che definisce così:
“...Vivo la poesia quotidianamente, sul lavoro, sul treno sul bus, al bar, fra la gente, mentre mangio, mentre sogno, mentre piango, mentre rido e soprattutto mentre ascolto le parole e storie di altri. Tutto mi riconduce a vedere come poesia ogni cosa e colgo le emozioni che da fuori mi entrano dentro sintetizzando in versi il mio sentore..”
Questa sua originalità non rispecchia nessun profilo artistico a cui fare riferimento ma si evince l’originalità di espressione.
Le sue poesie raccolgono tristezza, gioia e fantasia un mix che avvolte prende l’anima e la rende reale e partecipe di una sensazione.

È bello pensare di poter portare con sé delle poesie, in una vita che ci richiede di far cose molto diverse, ed anche di impegnarci in attività del tutto distanti da una qualunque possibilità di espressione lirica. Non necessariamente perché le poesie siano curative (anche la posologia ha la sua importanza), ma perché ci accompagnino nelle nostre difficoltà di ogni giorno.
Di Sergio De Angelis, di questa sua raccolta “Ciò che amo è dentro me”, mi piace la modestia conversativa del discorso, che si traduce in un’abilità di comunicazione non comune, ma giocata su una quotidianità, che è in fondo bonarietà e simpatia, ma che si riveste di significato poetico. Ci sono dei momenti più drammatici, dove anche un po’ di enfasi si affaccia, ma l’autore non deflette dal suo concetto profondo di poesia che si porta con sé, dove anche la sofferenza non spaventa, però serve a far crescere, anche nell’amore.
Non manca il paesaggio, e mi sembra si tratti in prevalenza di quel contesto ambientale fluviale, mosso e boscoso, che è proprio ai dintorni dei luoghi natali e di vita di De Angelis (“La luna rischiara la tua ombra/sul fiume argentato”, “Due passi dal fiume/per liberare i pensieri”). La natura sembra quasi riverberarsi nel carattere del poeta, in particolare in un senso di fluire denso, ma non privo di profondità, una specie di rapida del pensiero, se mi passate l’espressione, che ogni tanto ingrana la marcia di una maggiore aderenza del pensiero poetico alle esigenze intime, non a quelle superficiali, del vivere. Qui si trovano, alle volte, improvvisi, dei versi molto riusciti, come “e il giorno che ride falco sei” (Donna falco), oppure “I raggi si fanno strada/tra pulvisco e materia” (La donna della notte), e naturalmente il verso che dà il titolo alla raccolta, tratto da Memoria.
Credo che mancherei ad un dovere, se non citassi i frequenti enjambement, a volte faticosi, ed i versi spezzati in modo non sempre conforme al senso. Forse, lo stringere al cuore del sentimento e dell’ispirazione alcuni componimenti, avrebbe giovato alla riuscita tecnica. C’è in effetti un vero e proprio afflato poetico, nello scrivere quartine, se non perfette, in sé ben delineate e compiute, come “Giungo dal piacere/vado al mio dovere,/con il cuore in gola/per la gioia d’un amore” (Goccia), ma poi il resto del componimento non mi sembra allo stesso livello, se non altro in termini di pregnanza di parole e significato.

So che Sergio ha già pronta una seconda raccolta: devo dire che l’attendo con curiosità, è un autore capace di concentrazioni di tensione e di sentimento piuttosto interessanti, ed ha senz’altro qualcosa di più da dire, che magari non è ancora uscito appieno in questa prima sua opera poetica. Che non è disprezzabile, intendiamoci, nel senso di quella poesia di compagnia, di cui forse abbiamo bisogno, anche se l’epoca presente sembra (in apparenza) tanto affrancata dalla necessità di un qualunque “appiglio” lirico e metrico. Ma non crederete mica che chi ama la poesia si fermi alle apparenze?

Carlo Santulli

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