Quell’amica cara coi baffi e la coda lunga

Vorrei ritrovarlo ancora quel sentiero che non porta a niente.
Quel pezzo di campo e di cielo che sono solo nella mia mente.
Quel luogo inventato dove non esistono strade, dove le case sono sempre più rade.
Mi basterebbe un cielo senza confini, un raggio lontano, un sicuro ramo d’appoggio per sfiorarlo con la mano.
Avrei bisogno di sentirmi piccola, un frammento di eterno, un’effimera presenza, un attimo intero.
Vorrei avere polmoni perfetti per respirare il cielo e occhi grandi per vederlo per davvero.
Mi basterebbe, nel mio mondo incantato, un piccolo spazio sopra un legno profumato.
Mi alzerei fino al cielo là sopra per urlare che sono felice, che non mi manca niente, che la libertà è un mondo finalmente aggiustato.
E poi… poi starei lì per ore a respirare.
Ad aspettare che la bellezza che mi entra nello sguardo cominci dentro meravigliosamente a dilagare.

15.00

Clear
Aggiungi alla lista dei desideri
Aggiungi alla lista dei desideri
SKU: N/A Categories: , Tags: , ,

Dettagli del Libro

Pages

280

Publisher

Akkuaria

Language

Italiano

ISBN

978-88-6328-364-8

Released

Novembre 2019

Formato

Cartaceo

Nota sull'autore

Elena della Giovanna

Elena della Giovanna

Mi chiamo Elena Della Giovanna, vivo a Lodi in una stramba e allegra famiglia di umani e pelosetti.
La mia ricchezza, la mia felicità. Tre figli maschi che mi fanno sentire una mamma felice. (E mi danno non pochi pensieri!) Un marito che conosco e amo da ventitré anni. Mi supporta e sopporta. Una ciurma sgangherata, improbabile e variabile (nel numero) di randagini bisognosi, allietano e colorano la nostra Casa. Gatti, soprattutto, ma anche cani, ricci, gazze, cornacchie, topini, pecore, capre, maiali (anche se abitiamo in periferia e non in una sconfinata prateria). Eccentrici forse, felici di sicuro. Mi sono diplomata al Liceo Scientifico (anche se non capisco nulla di Matematica!) Ho preso poi la laurea in Scienze Politiche, con indirizzo sociologico, discutendo la tesi “Il rapporto terapeutico tra uomo e animale”. Sono nata (ahimè) così, non c’è un inizio in questa mia missione (perché per me è proprio una missione!) di salvataggio di animali bisognosi. Sin da piccolissima ho aiutato lumache, bruchi, coccinelle, scarafaggi, lucertole. Ho avuto una prozia anziana straordinaria (Antonietta) che mi ha sempre sostenuta e incoraggiata e ha comprato per me un enorme sacco di lumache, esposte in una vetrina di un pescivendolo a Lodi. Le abbiamo liberate insieme nel suo orto di grassi pomodori, sedani, finocchi, lattughe. Gliel’hanno raso al suolo in due giorni. Ma zia Antonietta era felice, per le lumache. E per me. Allora ho capito che la strada era quella giusta.

Quando la conobbi nell’ormai lontano 1999 (ma il ricordo si fa beffa del tempo), lavorava in un grande negozio di articoli per animali. Mi colpì tantissimo il suo modo di camminare, svelto, leggero quasi sollevata da terra, poiché dalle sue belle sottane lunghe i piedini di fata emergevano appena. Il suo sguardo diretto ma rispettoso di chi non ferirebbe mai con intenzione anche chi meriterebbe un severo châtiment era anche pronto alla meraviglia e alla curiosità di colei che affronta con coraggio quanto si vada parando sul suo cammino. Fu amore e stima immediata.
L’ho sempre chiamata Fatina perché davvero lo è; la sua forza cosmica è la sua bacchetta magica. Allora non supponevo che dietro a un essere così esile, così piena di progetti e di tante incombenze, si celasse una scrittrice che io oso definire, pure, Grande Poetessa.

La scrittura per Elena è stata quel portale impregnato di infiniti dolori, immense gioie, fatiche non stop, considerazioni sull’umano operato in positivo e negativo da mettere con le spalle al muro anche il più cinico lettore. E tanto meglio se le sue pagine fanno sgorgare lacrime, dietro ogni emozione c’è anche un sorriso.
Quante volte ho immaginato e non solo visto questi stati d’animo sul suo viso di eterna ragazza. E nelle mie orecchie risuona sempre la sua risata sincera, mai di circostanza, che sembra un ruscello fuggente tra rocce in sottobosco.

Ljuba Russo