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Bambola di legno

Nella notte vagavo
raccogliendo
bagliori di luna
e trovai
nella strada
del ritorno
la gioia d’un bimbo
che ha appena
ricevuto un giocattolo

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Dettagli del Libro

Publisher

Akkuaria

Language

Italiano

Released

marzo 2008

Formato

Ebook

Nota sull'autore

Vera Ambra

Vera Ambra

Dopo diverse esperienze sia nel campo editoriale e sia nel campo giornalistico, nel 2000 propone il sito www.akkuaria.com. Dopo otto mesi di presenza in rete si classifica tra i primi 10 nella sezione cultura del Premio WWW indetto da Il Sole 24 ore.
Nel 2001 fonda e presiede l’Associazione Akkuaria.
È curatrice di siti e di collane letteratura contemporanea.
Tra le sue maggiori iniziative ricordiamo la rassegna artistica Viaggio tra le vie dell'Arte e il Premio Letterario Fortunato Pasqualino.

Ero io quel pezzettino che cercava una ragione.
Se la gioia e il dolore sono portavoce della vita, la poesia di sicuro nasce dalla fatica di vivere. Per guarire ho inventato il sostegno, la necessità di dire con la consapevolezza, di muovermi dentro un cerchio che, spezzandosi, ha tracciato il punto di fuga.
La mia vita scorreva su binari sereni prima di scoprire che una donna, infiltratasi silenziosa nella vita di mio marito, aveva turbato irrimediabilmente il nostro matrimonio, frantumandolo.
La perdita dell’uomo che – simbolo di saldezza – aveva catturato il mio cuore, si era trasformata, quasi per una funzione meccanica, in un teatro d’ipocrisia e convenzioni; allontanandomi sempre più, sono diventata prigione e prigioniera della mia umana presunzione.
Poi con gli anni uno spiraglio di luce ha cominciato a rischiarare la confusione, i dubbi e i rimorsi; palpando la vera essenza delle cose, ho aperto gli occhi.
Queste righe ripercorrono la ricerca di una intera esistenza. Con forza quasi morbosa; ho voluto – nel ricordo – salvare un rapporto d’amore… perso per amore.
Un’indagine faticosa, la mia, fatta con l’obiettivo di ritrovare in me quella donna che, sazia del suo soffrire, scopre l’umiltà di esistere e ritrova la pace. Attraverso anni di solitudine ho imparato a tradurre in quiete l’agitazione per ciò che era diventato, a brandelli, voglia di farcela, di essere più forte della mia stessa paura.
E così “con l’occhio guarito della calma” sono tornata a ritroso su quel passato per guardarlo “come fossi mare da nave che s’allontana”.

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