A piedi scalzi dentro l’anima

Ti vedo dormiente ancora sotto le lenzuola
e cerco di rubare le cose che non vedo
quando di giorno sfuggi il mio interesse.
Razzolo le strade afferrando ogni dettaglio che contorna il ciglio della strada, le aiuole, non voglio farmi sfuggire nulla di ciò che mi precede. Seduto come un guerriero in pace adesso vedo tutto il passato e non penso al futuro per non cercare piacere nei ricordi, lascio che il respiro della vita colga l’attimo che arriva e m’impregno del suo nettare senza lasciare neanche una goccia di quel midollo che scorre dentro la vita. Assopito, celo nel viso la bellezza del mio dentro e solo chi guarda nell’anima capisce ciò che amo, perché la leggerezza sta dentro ciò che amo.

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Dettagli del Libro

Publisher

Akkuaria

Language

Italiano

ISBN

978-88-6328-160-6

Released

Gennaio 2013

Formato

Cartaceo

Nota sull'autore

Sergio De Angelis

Sergio De Angelis

Nasce in un piccolo paesino, Roccantica nella provincia di Rieti il 17 febbraio 1958, attualmente vive a Poggio Mirteto sempre nella provincia di Rieti, dove scrive e trascorre la sua vita.
Nasce scrittore da pochi anni, tra le sue raccolte spiccano storie fantastiche e racconti brevi, approda nei forum più prestigiosi dove pubblica le sue prime timide poesie.
Dapprima sul Forum di Riflessioni, poi mette casa e radici sul Forum di Scritturalia, dove attualmente collabora anche come moderatore su alcune sezioni del Forum.
Nelle sue poesie raccoglie momenti di vita sintetizzando ricordi, emozioni, amori.
Dalle sue scritture si evince forte il senso dell’amicizia e dell’amore espresso in tutte le sue forme, condizionato, assoluto, passionale e fantastico.
La sua ispirazione nasce da fatti che quotidianamente lo coinvolgono che definisce così:
“...Vivo la poesia quotidianamente, sul lavoro, sul treno sul bus, al bar, fra la gente, mentre mangio, mentre sogno, mentre piango, mentre rido e soprattutto mentre ascolto le parole e storie di altri. Tutto mi riconduce a vedere come poesia ogni cosa e colgo le emozioni che da fuori mi entrano dentro sintetizzando in versi il mio sentore..”
Questa sua originalità non rispecchia nessun profilo artistico a cui fare riferimento ma si evince l’originalità di espressione.
Le sue poesie raccolgono tristezza, gioia e fantasia un mix che avvolte prende l’anima e la rende reale e partecipe di una sensazione.

Il quadraro, oltre ad essere (con la maiuscola) una borgata romana, è in alcuni dialetti laziali, di derivazione diretta dal latino, l’indicazione di un appezzamento di terreno, o se vogliamo di un luogo, quadrato, quindi il più difficile da arare, mentre il campo di forma allungata era preferibile, per la minore necessità di girare i buoi per l’aratura, operazione tutt’altro che facile. E non si può dire che Sergio De Angelis non ami i rischi e le dolci fatiche di arare il suo terreno poetico, dopo la sua raccolta d’esordio, “Ciò che amo è dentro me”, dove la dimensione di riflessione intima è già evidente, ed averci lasciato con “Leggerezza” delle poesie sul davanzale, ora ci porta, a piedi scalzi come si conviene a chi davvero ci rispetta, in quel locus, o quadraro, particolare, che è la sua anima (“A piedi scalzi dentro l’anima”, Edizioni Akkuaria). A piedi scalzi si entra in certi luoghi di culto, dove non si vuol disturbare, dove si cerca di non far rumore, di non soverchiare i suoni e i colori del luogo: si vuole mostrare rispetto, quasi con un timore atavico ma insieme confidenziale.

Nell’anima non si può far altro che avere questa delicatezza onirica: “e aspetto la tua mano/per continuare a sognare”. Il sogno permette, nelle parole dell’autore, a quella parte di profondità che ha deciso di farsi conoscere, di trovare uno sbocco nella poesia. Non che i luoghi che fanno da scenario alla poesia di Sergio De Angelis e che abbiamo imparato a conoscere nelle sue due prime raccolte non siano qui presenti, ma una speciale natura di riflessione intima li mette come tra parentesi e nello stesso tempo li mostra ancora più profondamente come frammenti dell’anima, che è la vera protagonista di queste poesie. Dove s’incontrano questi frammenti, è possibile volteggiare senz’ali, anche se le parole ci sembrano “stropicciate e antiche” dal loro uso continuo.

Sappiamo di essere tutti in un mondo precario “dove ogni cosa/dura l’attimo di un sogno”, eppure cerchiamo questa falsa stabilità, come se fosse la soluzione. Il sogno consente appunto di avere accesso all’anima ed alla realtà, che da lei dipende: questa a sua volta si affaccia sul sorriso. Può sembrare retorico, ma onestamente non lo credo, per il tono di ingenua sincerità che si legge in ogni verso di Sergio De Angelis. Ed essere ingenui non va considerata a mio parere una diminutio, ma invece un segno di attenzione alle cose più importanti, e quindi di distacco da quelle che erroneamente, agli occhi del mondo, appaiono essenziali, e che di fatto legano troppo la nostra anima al terreno, che non vuol dire il “quadraro”, ma un’area priva di stimoli poetici e di sensibilità. Invece, è preferibile sfogliare “il libro degli abbracci”, nella consapevolezza che, di quel che siamo, ciò che rimane e per così dire si eterna è l’amore che abbiamo saputo donare, anche in poesia. Un amore che, tra quel solito vociare cui siamo purtroppo avvezzi oggi, è invece “silenzioso,/che non chiede/che non si manifesta/ma c’è dentro me/come la più bella cosa”.

Carlo Santulli

 

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