Una nuova sede per il signor Pescebana

Una nuova sede per il signor Pescebana

Giorno 1 settembre un gran numero di persone è stato avvistato lungo il marciapiede di Via Umberto a Catania. Al numero 199 dell’ elegante corso, nel centro storico della città etnea, si è svolta la festa di inaugurazione della nuova sede della Libreria Pescebanana.

Un successo desiderato ma allo stesso tempo inaspettato quello ottenuto dal proprietario Umberto Bruno, che lo ha “costretto” a chiudere la prima sede della omonima libreria, ubicata a Picanello, e cercare una sede più spaziosa e comoda che permettesse di accogliere un numero sempre crescente di avventori.

Pescebanana in pochi mesi è divenuta molto più di una libreria, è divenuto un luogo di incontro, solidarietà, cultura, un posto dall’atmosfera magica dove il tempo sembra essersi fermato. I clienti si ritrovano immersi in un’atmosfera di relax, la musica e le luci soffuse li accompagnano nel viaggio dentro questo mondo, il mondo Pescebanana.

Umberto dotato di empatia, gentilezza e una profonda conoscenza del mondo letterario è pronto ad assisterli con i suoi preziosi consigli. Pescebanana, come appena detto non è solo una libreria, ma un luogo di cultura. Sono parecchie la attività che si svolgono all’interno: seminari di scrittura, laboratori artistici, attività e giochi per i più piccoli e un affollatissimo cineforum.

La libreria dà voce e spazio anche a varie associazioni culturali, gruppi e collettivi per promuovere dibattiti e confronti su problematiche che colpiscono ancor oggi la nostra società, per sostenere la parità di genere e l’inclusione sociale.

Mi sono recato presso la nuova sede ed ho fatto quattro chiacchere con diretto interessato.

Puoi fare una breve presentazione sul tuo percorso di studi e professionale.
Mi sono diplomato all’Istituto Tecnico Aeronautico e subito dopo ho iniziato a lavorare come cameriere in un ristorante di cucina giapponese.

Quando nasce l’idea di aprire una libreria? E perché le hai dato il nome di Pescebanana?
Lavoravo al servizio ai tavoli da oltre 14 anni, ma la letteratura accompagnava il mio cuore da prima. In effetti, come quasi tutti i grandi lettori, nutrivo il desiderio di poter avere una mia libreria già da molto giovane ma lo credevo un sogno irrealizzabile. Accadde poi che questa urgenza divenne sempre più pressante e compiuti i 31 anni decisi che avrei fatto di tutto per realizzare questo mio desiderio. Certo, non fu un periodo molto semplice: lasciare un lavoro sicuro per assecondare le aspirazioni di un progetto dal quale molti mi mettevano in guardia. Fu la scelta più ardua, ma ho un grande difetto, una testardaggine che non tiene spesso conto dei consigli altrui. Avevo scelto. Da lì in poi, tutto avvenne passo dopo passo.

La scelta del nome in effetti non l’ho ragionata molto. Dopo aver letto “Un giorno ideale per i Pescibanana” di J. D. Salinger, molto tempo prima di aver scelto di aprire la libreria. Pensai che Pescebanana appunto sarebbe stato un nome perfetto per incuriosire i lettori. Mi piacque l’idea, nella sua accezione più semplice, che il Pescebanana divenisse, per i probabili avventori, lo stesso aggancio all’avventura e alla meraviglia che prova la giovane protagonista del racconto, quando in spiaggia incontra il maggiore dei fratelli Glass.

Dimmi tre motivi per cui un lettore dovrebbe scegliere Pescebanana.
Il motivo è solo uno, anche se vale molto più di tre: l’incontro. Ogni giorno è “un giorno ideale per i pescebanana”.

In Italia, purtroppo, il numero dei lettori non è molto alto. Secondo te come potrebbe invertirsi questa tendenza.
Io credo che molti non leggano perché non l’hanno mai fatto realmente. Sembra quasi si renda necessario dover educare alla lettura, ma non è questo secondo me che potrebbe cambiare la coscienza delle persone. In questi tempi moderni si è molto distratti da tante tantissime cose, la maggior parte delle quali di assoluto misero interesse. Io credo in verità che stia partendo un ritorno alla lettura, poiché tutto ciò che è intrattenimento scadente non può durare per molto. Il cuore di ogni uomo è fatto per molto di più. L’Italia ha i tempi solo più dilatati ma come già accaduto nel resto d’Europa, si tornerà alla lettura per lo stesso motivo per il quale si sta abbandonando la plastica: per un’urgenza, per la consapevolezza che la nostra vita è molto di più rispetto a quello che il mercato vuole farci credere.

Cosa è per te un libro?
Un libro è la possibilità di poter compiere una scelta.

Quale abito senti più tuo, quello da scrittore o quello da libraio? Perché?
Credo che le due cose siano indivisibili. Non applico nessuna strategia per fare il libraio e lo stesso vale per la scrittura. In verità, senza la scrittura mi sentirei piuttosto infelice e lo stesso vale per questa possibilità, che mi sono dato, di vivere e lavorare in mezzo ai libri.

Quale libro avresti voluto scrivere?
Senza alcun dubbio FRANNY E ZOOEY, sempre di Salinger.

Hai in cantiere qualche nuovo manoscritto?
Certamente. Qualcosa che mi faccia meglio “partecipare” alla vita.

Qual è il tuo sogno realizzabile e quello irrealizzabile.
Ogni uomo ne ha molti, soprattutto d’irrealizzabili. Da parte mia, faccio l’occhiolino al fato e non rispondo a questa domanda.

 

Dario Miele

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