Nel Finito… Mai Finito di Iole Chessa Olivares

Nel Finito… Mai Finito di Iole Chessa Olivares

L’orizzonte spirituale che progressivamente si amplia, venuti meno spazio e tempo, oltre la finitezza umana, nella ricerca inesauribile del senso ultimo del vivere. Qui tutto è ovunque, tra il visibile e l’invisibile.
Il libro, Nel Finito… Mai Finito. diviso in sette sezioni, declina questo concetto con variazioni e colori che si rincorrono, la realtà viene trasfigurata per raggiungere l’essenza delle cose: nulla si perde, tutto si ritrova nella consapevolezza delle interdipendenze, riprendendo vita tra infinite connessioni.

Da quando si è accorta di questa sua vena poetica e letteraria?

La consapevolezza di una vena poetica è arrivata nel tempo. Prima è arrivata una certa fascinazione per le parole, per la loro risonanza nel mio cuore di fanciulla: spesso, piccolissima, non ero ancora in età scolastica, sospendevo il gioco per ascoltare le parole dei grandi anche se non sempre coglievo il loro significato; era il suono che mi colpiva, e con queste suggestioni costruivo immagini e storie che custodivo gelosamente. Nel tempo della scuola e in quello successivo ho continuato a dare alla parola una grande importanza: mi aiutava con gli altri, a relazionarmi, ma soprattutto ad accettare la realtà, adeguarla al mio sentire. Negli anni, una forte passione per lo studio, la letteratura, la lettura di poeti laureati (di montaliana memoria) e non, ha evidenziato una mia attenzione contemplativa, poi anche espressiva, verso la realtà e sono quindi arrivati i miei scritti che ho raccolto in otto sillogi di poesia.

È un hobby o un’attività a tempo pieno?

Non è un hobby, non è un’attività a tempo, è una necessità. La poesia oltre che un grande nutrimento dello spirito, mezzo di conoscenza, è anche il tentativo di dare un senso all’esistenza, peso ai silenzi, forza alla parola, attenzione al mistero come pure alla totalità che ci contiene e sempre ci supera. È un’esperienza interiore, è incontro con l’essenzialità, è viaggio nell’ignoto con continue piccole resurrezioni. Ricordando le parole del grande poeta Rainer Maria Rilke, essa è “… un progresso che deve venire dal profondo, non può essere in alcun modo incalzato o affrettato. Tutto è condurre a termine e poi partire, lasciare che ogni impressione e ogni germe di un sentimento si compia tutto dentro, nell’ombra, nell’indicibile, nell’inconscio e inattingibile alla propria ragione e, con profonda umiltà e pazienza, attendere la nascita di una nuova chiarezza”.

C’è un tema particolare che predilige?

Pare che ogni poeta abbia un tema dominante lungo il filo del proprio immaginario, tema che nel tempo approfondisce e perfeziona. Io sento in modo particolare quello della parola, del mare, dell’Amore Universale. Al riguardo, mi fa piacere ricondurmi al pensiero della scrittrice e poeta Fausta Genziana Le Piane, che da molti anni dedica una certa attenzione alla mia poesia; recentemente, ha pubblicato una raccolta di riflessioni critiche sulla stessa, dal titolo ‘Sconfinare Tra Parole Dormienti’ (il titolo è un verso di una mia poesia). ”

Posso chiederle qual è la sua visione sull’essere umano?

La mia visione sull’essere umano si muove nella consapevolezza di una certa fragilità creaturale che si deve confrontare con il continuo, impercettibile mutamento di sé e del mondo in un processo infinito ordinato da una intelligenza superiore. Con questo stato d’animo, la mia ricerca ha poche esitazioni, anzi riannoda i diversi rapporti con la vita: sempre la nebbia porta via qualcosa… e viene meno l’assillo di un esilio desolato s’apre il tempo per un gioco d’aria fresca per un buon ricamo ogni trina una memoria o un’attesa remando nel velo unico padrone. Tengo così il cuore sempre aperto, per favorire una costante maturazione dello sguardo, un adattamento al nuovo, al confronto, ai linguaggi diversi: solo sentendosi anche parte dell’alter si è veramente vivi. Le continue esperienze diverse sono una tappa fondamentale per la scoperta, la costruzione di sé stessi e del mondo anche quando dette esperienze possono essere negative, dolorose. nell’abbandono nei traguardi perduti lì sono centro lì sono casa non più margine in ombra o piccola storia di un istante ma punto vivo sull’eterno e colgo una spiga e contemplo aurore senza disturbare.

Ultimamente l’abbiamo vista presente a diverse manifestazioni, ama l’Arte?

Sì, la poesia e la musica hanno accompagnato la mia infanzia. Nella mia Famiglia si seguivano sempre le opere alla radio e si faceva l’abbonamento al teatro dell’Opera nella stagione invernale e in quella estiva. Più tardi, ho curato maggiormente la musica sinfonica e ho dedicato molta attenzione all’Arte Figurativa frequentando Musei, Gallerie d’Arte, Mostre, comprese le diverse biennali di Venezia. Nel corso di un reading di poesia, ho incontrato il cantautore Patrick Edera che mi ha proposto la traduzione musicale per tre mie poesie: Gerusalemme, Re per Caso, Improvviso. È nata così una felice collaborazione che ha visto la pubblicazione della silloge di poesie ‘Quel Tanto di Rosso’ (Ed. Terre Sommerse, 2007) integrata da un CD con le tre canzoni, in rete da diversi anni.

Impegni attuali e prossimi?

Per quanto attiene agli impegni del momento, costante la lettura di giornali, libri, soprattutto di poesia, perché la parola, da sempre, mi seduce, si fonde alla mia essenza, al mio esserci Per il futuro, ho in programma una raccolta di scritti ma tutto è da decidere.

Giuseppe Bellantonio

 

SCONFINARE

Alle spalle
la ricerca di senso
i suoi pezzi sparsi
messi insieme
per il lusso della mente.

Ora
no alla voglia di casa
no al suo tepore
Ora sconfinare
tra parole dormienti
alleanze randage
fuggevoli accordi negati
inquietare di sfide
il “quasi inutile”
da parte a parte
con cuore disobbediente
fino all’orlo preciso
invulnerabile al pentimento.

 

IN CASA SENZA DISTURBAERE

S’allontana un brusìo di pareti
scivola paziente
in più di una resa
all’ultimo nodo.
Mi disperdo
in ogni contrada
come avanzo
di tempo in naufragio
e nessuna epigrafe m’accoglie.
Nell’abbandono
nei traguardi perduti
lì sono centro
lì sono casa
non più margine in ombra
o piccola storia di un istante
ma punto vivo sull’eterno
e… colgo una spiga
e contemplo aurore
senza disturbare.

 

SALUTAVO IL MARE

Salutavo il mare
bevendolo
la sua acqua
grembo e orizzonte
al mio inchiostro
luce già scritta
che doveva solo accendersi.

È mutato nel tempo
il gesto dell’addio
ancora bevo onde
in solitaria
ma sulla battigia
cerco acqua che si consumi
un passo oltre se stessa
solo spuma
in generosa offerta
a me  ormai crepuscolo
luce sfinita
di un solo colore.

 

ILLESA DAL TEMPO

Covo più di un’amarezza
più di uno sdegno.
Fuori onda
ormai randagia
nel mio narcisismo dico:
tutto qui il mio passato?
tutto qui il mio presente?
E quel contagio d’amore?

Mi guardo vivere
con licenza di dubbio
sul grande pifferaio
ogni piccolo passo
chiedo risarcimento
e scivolo
nel flusso del mio inchiostro.
Spesso la poesia
non mette galloni sulla giacca
intinta negli acidi del dolore
respira alta
e allo scrutinio finale
emerge
illesa dal tempo.

 

LA COMPAGNA

                                a mia madre

 Scivola via il confine
tra me e te,
non conta più nulla
e mi ritrovo
ad essere te in una vita
che tu più non hai
e mi ritrovo ferma, potente
come tu eri,
a cercare “il bene ”
ur nella porta stretta del mondo.

Tutto questo è istante
è attimo all’ultimo culmine:
pioggia improvvisa la solitudine
gela, percuote la schiena,
allunga, restringe il respiro,
con mano ritorta apre le braccia-croce,
si fa compagna celeste
 negli abissi dolorosi dell’assenza.

 Ci saranno in me altri risvegli
ma “l’addio” rimarrà nell’aria
 con il suo fazzoletto bianco
preludio desolato
a ogni lacrima della tua stella.

ROMA LA MATTINA

Appare velata
dolente 
nell’eroismo quotidiano 
una sindone d’oro e sangue 
comunque indelebile 
anche per la schiena del mondo.

L’occhio dolce-amaro 
della Storia 
ogni istante 
diversamente lacerato 
spinge la sua pena: 
impermanenza 
e nebbia superstite 
a Oriente 
lontano da ogni grandezza 
dalla quiete sola 
della perfetta luce.

 

LO SPIRITO DELL’ ALTROVE

In questo tempo di semina 
oscura 
indigesta 
solo qualche lucina 
piccola virgola stregata 
nell’infezione 
di una grande farsa.

Sul provvisorio sorriso 
incredulo di grazia 
l’alito sa di sangue in vetrina 
e non fa strepito.

Ampio senza segni di ripulsa 
il fango sotteso a un onore di sabbia 
non un filo di riscatto 
un barlume di rimedio. 

Discordante lo spirito “dell’altrove ” 
non naufraga 
nei rivoli accesi dell’inganno 
nella vana tarantella 
ogni alba ritesse l’anima 
allunga l’occhio impenitente 
avanti… avanti… 
e nessuno l’aiuta 
se non la radice viva 
di un “laggiù” lontano 
a naso in su 
in devoto sperdimento.

 

IL SOFFIO CHE RIMANE

Voci…voci lontane 
di varie essenze 
fermentano 
dolorano 
ma non cedono. 

A raccontare sarà 
il soffio che rimane 
sussurro flebile 
in pena d’incantamento.

Tra le labbra 
un impeto quasi d’infanzia: 
lo splendore dei denti
basterà 
per tutta l’indecisione 
di un tono vacillante 
stupito fino alle ossa.  

Un cielo anima 
nell’anima 
perdonerà 
l’inchiostro mancato 
i timidi appelli 
in gola sperduti
e… la polvere 
con indolenza confusa 
a cenere estrema 
senza benedizione.

 

LA DEVOZIONE A ESSERCI

Nello sperpero di tinte 
allontana il tempo 
nuove possibili primavere, 
forse il sorriso 
con allusiva clemenza 
lascia al labbro 
– appena nascosto tra i denti – 
un anticipo di cenere. 

Eppure, del tutto non si estingue 
la devozione a esserci. 
Un filo d’anima alla volta 
svaria, si dipana tra i riflessi 
anche i meno leggiadri, 
alle pieghe del cuore arresi 
senza nido
per malìa di uno smerlo inatteso. 

Avanza la devozione 
avanza soave e… non s’adombra, 
porta con sé 
le molte ore infrante 
sul bisbiglio “dell’ormai” 
e vivo, soccorrevole 
il richiamo 
d’una smisurata altezza 
mai troppo lontana.

 

Iole Chessa Olivares, nata a Cagliari, vive e lavora a Roma. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni di poesie:
Lente apparizioni, 1991, Firenze libri;
Di baleni una rapsodia, 1993 – Cultura 2000;
Oltre il sipario, 1996 – Montedit;
Nella presa di un ora, 2000- Montedit;
In piena sulla conchiglia, 2002 – Pagine;
Quel tanto di rosso, 2007, Terresommerse;
La buccia del grido, 2008, Lepisma.
E’ presente in numerose antologie di poesia contemporanea, tra cui “Fioretti giubilari”, presentata dal Cardinal Paul Poupard a Giovanni Paolo II;
Poeti al Caffè Greco – Roma – editore Lepisma;
Antologia della letteratura italiana del XX secolo, edizioni Helicon;
Dossier poesia, Book editore;
Storia della letteratura italiana, il secondo 900, Guido Miano Editore;
Cento poeti per il terzo millennio, Il Convivio edizioni;
Le parole della vita, Book editore;
Un orizzonte di voci, Book editore;
Il calamaio 2004, 2005, 2008 – Book editore.
Dal 1993 collabora a programmi culturali presso emittenti private promuovendo in particolare la poesia.

Nel 1998, con il Gruppo “Camilla Ravera” dell’Unione Scrittori ha iniziato gli incontri allievi- insegnanti nelle scuole di Roma e provincia con risultati incoraggianti che ancor oggi portano l’autrice ad avere rapporti con gli Istituti scolastici.
Per la poesia, ha ricevuto innumerevoli premi e riconoscimenti.
Delle sue attività si sono occupati poeti, narratori, critici militanti come: Dante Maffia; Rocco Salerno; Sabino Caronia; Merys Rizzo; Gabriele Di Gianmarin; Maria Marcone; Francesco Dell’Apa; Pierfranco Bruni; Stefano Valentini; Domenico Cara; Donata di Bartolomeo; Francesco Grisi; Pino amatiello ; Vito Riviello; Giovanni Amodio; Angelo Manitta; Italo Evangelisti; Plinio Perilli; Giorgio Linguaglossa; Cristina Di Massimo; Elisa Caprarella; Carmelo Aliberti; Pina Majone Mauro; Ernesto Neri; Anna Mazzini; Lidia Ferrara; Antonio Coppola; Pasquale Matrone; Antonio Masetti.

Alcune sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, spagnolo, portoghese.

 

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