“Gita al faro” di Virginia Woolf

“Gita al faro” di Virginia Woolf

In questo suo romanzo la scrittrice Virginia Woolf (Londra-1882-1941) descrive la sua vita e quella dei suoi genitori nella casa in Cornovaglia, dove solevano passare le vacanze. Sappiamo che in realtà la scrittrice ha avuto delle esperienze dolorose in famiglia. Molestata dal fratellastro da bambina, perse poi la madre quando aveva tredici anni e visse col padre, i fratelli e la sorella Vanessa. Nei suoi romanzi Virginia introdusse per prima, come scrittrice, la tecnica del “monologo interiore”, cioè la realtà non solo data dai fatti, dalla trama, che è ben poca, ma dai pensieri e ricordi dei personaggi, che in quei fatti vivono, sottesa, una vita interiore intensa.
Virginia, in accordo con le teorie di Bergson sulla vita come flusso continuo, guarda i suoi personaggi nella loro vita intima, nei loro pensieri, nelle sensazioni e nei sentimenti inespressi.

Nel romanzo “Gita al faro” Virginia rievoca le figure del padre, della madre e dei fratelli durante le loro vacanze nell’incantata casa in Cornovaglia, sulle rive dell’Oceano.
Il rapporto fra marito e moglie, in una casa inglese dell’800 è qui esaminato, esplorato con delicatezza e molta poesia.
La madre, la signora Ramsay, tiene compagnia al suo bimbo, James, il più piccolo dei suoi 8 figli. Essa è descritta come una donna bellissima, cui ciascuno degli ospiti si rivolge con deferenza e con rispetto. La sua bellezza però – nota la scrittrice – non induceva a cattivi pensieri, ma alla confidenza, al racconto dei propri guai.
Tutti attendono una gita al faro, programmata per l’indomani, soprattutto James l’aspetta , ma in quel momento compare il marito e le dice, con voce severa, che non si potrà andare, perché il giorno dopo ci sarebbe stata burrasca in mare.
James lo guarda scontento, e la madre cerca di consolarlo, leggendogli una storia.
Poi si prepara per una cena coi suoi figli e gli ospiti, che spesso passano lunghi periodi nella casa in Cornovaglia. Fra questi c’è Lily Briscoe, una pittrice, un’originale figura di artista, affezionata ammiratrice della signora Ramsay: la scrittrice ha raffigurato se stessa in Lily e sua madre nella signora Ramsay. Il rapporto di stima e ammirazione è lo stesso.
La signora Ramsay non ha scritto, non ha dipinto nulla, ha solo fatto la moglie e la madre, ma la sua dignità regale deriva proprio dal prendersi cura di tutti, figli, marito e amici ospiti, che lei sa capire e aiutare. Tutti la rispettano e le vogliono bene.
E’ descritta la cena con tutti i pensieri che stanno nella mente di coloro che vi partecipano, come un dovere sociale,ma in realtà hanno i loro problemi, le loro ansie, le loro speranze.
Gli argomenti di conversazione sembrano futili, ma la scrittrice ci mostra il loro interiore, l’interno – per così dire – della loro casa.
E mentre la signora Ramsay serve il piatto francese di arrosto che ha fatto preparare, pensa a tutte le occasioni sprecate della sua vita, a quanto amava i figli e avrebbe voluto averli sempre vicini, e Lily al signor Carlo, un giovane assistente del professor Ramsay, con un misto di fastidio e attrazione. Carlo intanto pensa ai suoi studi e al suo aspetto, agli abiti dimessi, (nessuna donna l’avrebbe mai considerato) e Paolo al suo amore appena dichiarato per Minta, e il signor Bankes parla di politica col padrone di casa, mentre il prof. Ramsay nota con disappunto un anziano ospite prendere due volte la minestra ed è insofferente all’altrui ingordigia.
Dopo cena tutti i giovani vanno alla spiaggia a fare una passeggiata, mentre la signora Ramsay e il marito restano soli.Qui ha inizio una delle più interessanti pagine del romanzo: Virginia esplora i sentimenti dei due coniugi, che non sanno parlarsi, pur amandosi.
Lei sa che il marito desidera una parola d’amore e di tenerezza, ma è incapace di dirla, sia per l’educazione ricevuta, sia per carattere schivo, per pudore.Perciò , pur sentendo il desiderio crescente del marito, non dice nulla, si avvicina alla finestra e infine (noi ne sappiamo tutti i pensieri nascosti) dice soltanto “Domani certo sarà brutto tempo!”
E con tale frase, che conclude una loro nascosta diatriba, lui capisce quanto lei lo ami, poiché gli dà ragione.Tutto questo senza aver pronunciato parole tenere. I due se ne vanno insieme e si intuisce che per loro sarà un momento d’amore
Il loro riserbo non permette ai sentimenti, sebbene forti, di venire alla luce.

***

Passano dieci anni e la casa in Cornovaglia si riempie di sterpi e piante rampicanti. La famiglia è semi distrutta: una guerra è passata, sono morti un figlio, Andrea, una figlia, Prudence e infine la stessa madre, la signora Ramsay.
Dopo altri anni, la casa si riapre di nuovo: sono presenti il padre, il prof. Ramsay, l‘ospite amica, la pittrice Miss Lily, un altro amico, l’anziano Augusto, e qualche figlio. La famosa gita al faro, dopo dieci anni si farà…
In barca ci saranno solo tre della famiglia, il padre, il figlio James, la figlia Camelia.
Il rapporto difficile tra padre e figli, senza la mediazione sensibile e pacificante della madre, sembra compromesso, dopo la sua morte.Ma la gita in mare in barca sarà l’occasione di rinnovarlo.
Mentre i tre arrivano finalmente al faro, simbolo di qualcosa di raggiunto, di un obiettivo che sembrava impossibile, e che è stato toccato, il rapporto migliora sensibilmente: il padre fa un complimento a James, che ha guidato bene il timone della barca. Quest’ultimo finge di non accorgersi della lode tanto attesa, ma è nascostamente felice – e qui ritorna il pudore dei sentimenti inespressi., un tema ricorrente del romanzo. Intanto Lily sta dipingendo sulla spiaggia e, mentre guarda la finestra dietro alla quale di solito scorgeva la signora Ramsay, intenta a cucire o a sferruzzare, le pare di vederla ancora: qualcosa di bianco si muove dietro la tenda.
Lily allora dipinge nel quadro la signora nell’atto solito della vita quotidiana, nel suo cucire e nel sorridere benevolo. Per Lily è quasi una visione, sogno o immaginazione, non importa.
Così termina il romanzo, nella sinfonia ricomposta dei sentimenti, nella nostalgia dei vivi che ricordano i morti, che in qualche modo sono però ancora vivi, nel loro messaggio di pace e di armonia.
“Gita al faro “ rimane, a detta dei critici, il capolavoro di Virginia Woolf: il concerto armonioso della famiglia patriarcale. In essa il padre sembra avere tutta l’autorità, ma è la madre la vera colonna della famiglia, il faro dell’armonia e della concordia, cui tutti guardano e si ispirano senza neppure esserne consapevoli.
Virgina , la scrittrice femminile (o femminista) per eccellenza, cui stava a cuore l’emancipazione della donna, la sua affermazione professionale, traccia qui un ritratto della madre, semplice donna di casa, che è una sinfonia, un canto di esaltazione.
La signora Ramsay, pur non avendo una professione e pur sentendosi sempre inferiore al marito, è il vero motore della storia, il perno intorno a cui girano tutti.
È questo il senso più profondo – ci pare – del romanzo, una descrizione felicissima della famiglia inglese dell’epoca primo 900, nello stesso tempo un canto per immortalare una figura di donna che Virginia ammira, a cui guarda come un modello mai raggiunto.

Serena Polizzi

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

ArabicDutchEnglishFrenchGermanItalianSpanish